Racconti dei volontari : Missioni umanitarie, Bolivia di Claudia Malfatti

Missioni umanitarie, Bolivia di Claudia Malfatti

A volte non va come ci si aspetta. Si fanno dei progetti che vengono mandati all'aria a prescindere dal nostro volere ed era proprio questo che non mi andava, che mi faceva sentire impotente.

Fu così che mi ricordai di una frase di Marquez in cui si diceva che il viaggio fa bene all'anima.

E lì decisi che me ne sarei andata, che sarei partita;
e perché non unire l'utile al dilettevole?

Iniziai a cercare su internet per trovare una ONLUS che mi facesse partire come volontaria in un posto imprecisato del pianeta. La mia idea era di unire il viaggio al tirocinio obbligatorio che dovevo svolgere prima della laurea specialistica di psicologia.
Navigando e scrivendo decina di mail ad ogni associazione trovata sul web scrissi pure a Projects Abroad. Simona Eco mi rispose velocemente proponendomi di partecipare a un progetto di promozione dei Diritti dell'Infanzia in Bolivia, più specificatamente Tiquipaya nel dipartimento di Cochabamba e di lavorare alcune ore alla settimana in un orfanotrofio per ragazzini con patologie mentali.

Entusiasta dei progetti mi misi a cercare un professore che mi seguisse nel tirocinio e poi nella tesi che avrebbe avuto come argomento il progetto sui diritti dell'infanzia. Trovato il professore, nel giro di un mese avevo il biglietto in mano e un indirizzo di una famiglia boliviana con cui avrei vissuto i 4 mesi della mia permanenza.

Sono partita a inizio febbraio senza sapere quasi una parola di spagnolo, decisamente impaurita ma con tanta voglia di conoscere e di mettermi in gioco.

All'arrivo sono stata accolta dal mio tutor di P.A. Bolivia che mi ha mostrato la città, mi ha presentato la famiglia e mi ha accompagnato le prime volte al lavoro aiutandomi a introdurmi nell'ambiente lavorativo.

Il progetto che a cui ho dedicato più tempo è stato sicuramente quello per la promozione dei diritti dei minori all'ufficio per la difesa dell'infanzia e dell'adolescenza. Dopo un mese che lavoravo lì, con l'avvocato che gestiva l'ufficio, abbiamo organizzato un corso per le scuole sui diritti dei minori, sul tema della violenza intrafamiliare e alcune ore dedicate a educazione sessuale.
Ho proposto tale progetto al preside dell'unità educativa di Tiquipaya ed entusiasta mi ha fatto incominciare il corso in 6 classi.

Per organizzare il corso ho utilizzato molto materiale dell'Unicef, ma soprattutto grazie alle associazioni locali che si battono per il rispetto dei diritti umani ho potuto avere una visione più specifica e approfondita della situazione e durante corso ho potuto affrontare temi particolarmente salienti per gli studenti. Visto l'entusiasmo dei ragazzi, la loro creatività e l'enorme bisogno di far sentire la propria voce ho deciso di raccogliere in un giornalino i compiti che svolgevano durante le mie lezioni. Project Abroad ha finanziato la stampa di 200 copie del giornalino che poi, insieme ai miei studenti, abbiamo venduto agli alunni della scuola e agli abitanti del paese per la cifra “simbolica” di 1 boliviano che è poi stato devoluto all'orfanotrofio Maria Cristina per ragazzi con disabilità mentali in cui lavoravo alcune ore alla settimana.
Per i miei studenti è stato un'occasione di poter aiutare chi è meno fortunato di loro e, in un mondo in cui la fortuna non è certo di casa, questo gesto acquista ancora più valore.

Per quanto mi riguarda ho sentito che ciò che è stato fatto è solo l'inizio di un lungo processo di educazione su quelli che sono i diritti fondamentali di ogni essere umano. Troppo spesso nei miei “mesi boliviani” ho sentito raccontare di abusi, di botte, di vittime e aggressori e penso che una strada che bisogna tentare è quella dell'informazione e dell'educazione: in questo modo i ragazzi possono conoscere i loro diritti e come difenderli.
Molti dei miei studenti diventeranno padri e madri, pochissimo andranno all'università, probabilmente nessuno salirà al potere però per lo meno ora conoscono che ognuno di noi nasce con dei diritti che sono imprescindibili dal vivere.

So che in questo momento nessun volontario sta portando avanti questo progetto nonostante il materiale per le lezioni sia già pronto e i contatti già presi.

Spero che a qualcuno di voi leggendo questo scritto gli venga la voglia di provare a fare qualcosa, ricordando che “tutto ciò che è necessario per il trionfo del male è che gli uomini buoni non facciano niente” (Edmund Burke).

Vi lascio con questa perla buona fortuna a tutti.

Claudia Malfatti

Claudia Malfatti in Bolivia

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