Racconti dei volontari : Missioni umanitarie, Marocco di Regina De Paoli

Missioni umanitarie, Marocco di Regina De Paoli

Questa primavera ho deciso di aderire al progetto di volontariato internazionale di Project Abroad a Rabat, in Marocco, per lavorare con i ragazzi disabili ospiti dell’associazione Amal Shabab nella casbah di Takaddoum.
All’inizio ero un po’ impaurita dal fatto di non sapere bene cosa mi aspettasse, poi ho capito che anche questa incertezza faceva parte dell’esperienza stessa, esperienza che ha messo alla prova il mio spirito di adattamento e la tendenza (che forse ci accomuna po’ tutti) a voler tenere sempre le cose sotto controllo, percorrendo così strade più consuete.
Quando sono arrivata infatti non sapevo ancora cosa avrei dovuto fare ma appena ho conosciuto il gruppo che mi era stato affidato ho capito che il mio lavoro poteva essere quello di insegnare a questi ragazzi a disegnare e a dipingere. Così è stato, era la prima volta che loro partecipavano a un corso di pittura ed erano entusiasti, aiutata da due volontari del luogo, Hisham e Noufissa, per 16 giorni abbiamo sperimentato dalla copia dal vero, ai ritratti, alle tecniche più strane, mescolando colori, spezie e cous cous, tutto quello che quotidianamente il mercato della medina ci offriva.
Avevo in tutto 7 ragazzi, Osama, Hassan, Zini, Mohamed, Said, Sarah, Ibrhaim, con “disabilità” diverse, ma mai come oggi trovo che l’uso di questa parola non renda assolutamente giustizia alla sensibilità, all’intuito, alla creatività che li contraddistingue, uno per uno.
Dopo una prima fase di rodaggio, l’appuntamento del mattino con l’arte è diventato molto atteso e stimolante, alcuni mi aspettavano in cima alla via che portava all’ingresso della scuola accogliendomi sempre con un sorriso e con la voglia di cominciare a disegnare. Il lavoro è stato possibile anche grazie alla presenza dei due volontari che con tanta attenzione e amore hanno dedicato e dedicano ogni giorno il loro tempo ai ragazzi.

Sono stati giorni molto belli e arricchenti, stavo anche scoprendo un paese in un modo completamente diverso, non da turista, perché calarsi nella vita quotidiana e nelle abitudini di un popolo ti fa sentire dentro le situazioni e non un osservatore distaccato.
Sono stata ospite da una famiglia composta da due sorelle e dalla figlia di una di loro, Zakia, Anania e Jiann, mi hanno accolta con molta gentilezza e disponibilità, persone meravigliose.
Ho respirato un ambiente famigliare sereno e spensierato, Zakia mi ha preparato ogni giorno un piatto diverso per farmi assaggiare tutte le specialità marocchine ed era divertente riunirsi e bere il te dopo pranzo per seguire un “feuilleton” egiziano alla tv, pieno di colpi di scena.
La mattina per andare all’associazione partivo con il taxi collettivo e anche se si stava un po’ stretti per me era una gioia poter stare con la gente del posto e prima di sera, all’hammam, ho potuto respirare la quotidianità di un mondo femminile fatto sì di duro lavoro ma anche di momenti condivisi dedicati alla pulizia del corpo, allo stare con i bambini e alle chiacchere tra donne.

L’ultimo giorno abbiamo attaccato tutti i disegni e i dipinti sulle pareti della classe e vedendo tutti insieme i lavori fatti dall’inizio siamo rimasti a bocca aperta per la bellezza e la creatività che questi sprigionavano …. avete presente gli espressionisti del ‘900 !?
Per me è stata un’esperienza straordinaria che ha cambiato anche il corso delle cose. Al mio rientro in Italia ho cominciato a pensare all’arte in termini diversi: così è arrivata nella mia testa (ma ancora prima nel cuore) la parola chiave “arte-terapia”.
Ho avvertito nettamente che si apriva una nuova strada che forse mi avrebbe permesso di mettere a frutto il mio interesse di sempre, l’arte, unito al desiderio di aiutare chi ha bisogno.
Con questo nuovo stimolo ha sempre preso più forma l’idea di frequentare una scuola specifica di arte terapia, ho già fatto due corsi propedeutici e ora sto pensando alla formazione vera e propria. Se tornerò a Rabat l’anno prossimo sarò felice di avere qualche strumento in più e poterlo condividere con i miei ragazzi.

Regina De Paoli

MohamedIbrahimDisegnoDisegno Hassan

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