Racconti dei volontari : Missioni umanitarie, Nepal di Paolo Repetto

Missioni umanitarie, Nepal di Paolo Repetto

Mi chiamo Paolo ho 27 anni, ho finito i miei studi in Scienze Politiche nell’aprile del 2007; dopo di che mi sono trasferito a Londra quasi per un anno dove ho lavorato come barista e ho studiato l’inglese, nonostante lì la mia vita fosse interessante e piacevole ad un certo punto ho deciso di fare qualcosa che fosse veramente utile e non soltanto per me. Quindi ho deciso di fare un’esperienza di volontariato in un paese in via di sviluppo; ho optato per il Nepal in quanto, questo paese ha sempre esercitato su di me un forte fascino, ma soprattutto perché è un luogo molto povero, guardando le statistiche i nepalesi guadagnano circa 240 dollari all’anno.

Sono stato in Nepal quattro mesi, da aprile ad agosto; sicuramente la cosa più difficile è stato il primo impatto. Credo che per tutti, quando escano dall’aeroporto di Kathmandù, il primo pensiero sia ma dove sono finito! In realtà non è stato così. Ho provato sensazioni negative solamente per i primi giorni, è abbastanza difficile passare da una realtà ricca e sviluppata come Londra ad una realtà povera e arretrata come quella nepalese.

Non appena mi sono sistemato le cose hanno cominciato ad andare per il verso giusto. Vivevo in un appartamento con altri volontari e studenti nepalesi; fin dall’inizio la convivenza con persone differenti dal punto di vista culturale e religioso è risultata essere facile e stimolante; tutto ciò era facilitato dalla presenza costante di Santos, la padrona di casa, che ha svolto un ruolo fondamentale per fare integrare al meglio noi occidentali con le persone del posto. Questa esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere persone provenienti da tutto il mondo e ciò mi fa sentire molto arricchito.


Per quanto riguarda il lavoro, ero impiegato in un istituto per disabili sia dal punto di vista mentale che fisico, il Life Development Centre (L.D.C). Fin da subito ho cercato di non farmi condizionare ed impressionare da nulla, mancanza di condizioni igieniche, situazione molto difficile di alcuni ragazzi, diversità di lingua eccetera, cercando di fare al meglio ciò che mi veniva chiesto. In genere la mattina dovevo aiutare i ragazzi nello svolgere esercizi fisici e dopo di ciò dovevo lavorare con una classe di circa dieci individui; credo che questo fosse il momento più difficile della giornata, in quanto è molto dura insegnare a delle persone con questi tipi di problemi ed utilizzando una lingua che non è la loro (Inglese). Comunque le soddisfazioni sono state enormi, quando i ragazzi riuscivano, per esempio, a svolgere alcune operazioni matematiche mi sentivo veramente la persona più felice del mondo. Dopo aver tenuto la classe, aiutavo per il pranzo servendo i pasti ed imboccando i ragazzi che non erano in grado di mangiare da soli. A questo punto veniva il momento più divertente della giornata: ballavamo e giocavamo tutti insieme. Dopo, aiutavo i ragazzi a cambiarsi i vestiti e ad andare nelle loro stanze e con ciò la mia giornata era terminata e potevo tornare a casa molto soddisfatto di me stesso.
Lavorando in questo posto ho avuto il piacere di incontrare Ritesh, il direttore dell’istituto, forse la persona più incredibile che abbia mai conosciuto. Ritesh ha solo 22 anni ed è otto anni che lavora all’L.D.C. praticamente ventiquattro ore al giorno sette giorni su sette; sono rimasto ammirato dalla bontà con cui trattava queste persone, tutte come se fossero il suo migliore amico e credo proprio che per lui lo fossero.

Quando ero quasi giunto al termine della mia esperienza con il mio amico Matt, anche lui volontario, abbiamo deciso di fare qualcosa di veramente tangibile per l’istituto: finanziare la costruzione di una tanica sotterranea che finalmente permettesse all’L.D.C. di avere l’acqua potabile. In pochi giorni sono riuscito a raccogliere tutti i soldi di cui avevo bisogno mettendomi in contatto con amici e parenti. Insieme al direttore, abbiamo organizzato bene la cosa e nel giro di poco l’L.D.C si è trasformato in un cantiere per la presenza di numerosi operai nepalesi spesso aiutati da volontari e da ragazzi dell’istituto.

Non so come spiegare ma da quando sono tornato a casa sono una persona un po’ cambiata, non do più tutto scontato come prima, ho accresciuto di molto la mia autostima e soprattutto ho la consapevolezza, che mi rimarrà per sempre, di avere fatto qualcosa di veramente utile.

Paolo Repetto

Paolo Repetto in Nepal

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