Projects Abroad

Sport - Sport comunitario in Peru, di Federico Ranzanici

Federico in posa con uno dei ragazzi del progetto di volontariato sportivo in Perù

Per poter parlare del mio viaggio in Perù, devo prima tracciare nero su bianco quello che è stato il mio stato d’animo nei mesi precedenti alla partenza.

Un giorno di gennaio, stavo guardando su internet delle esperienze di volontariato nazionale e internazionale da proporre ai giovani della mia provincia all’interno di un progetto nel mio percorso di Servizio Civile Nazionale. Dopo aver navigato per un po’, all’improvviso ho avuto un flash. Ho provato a digitare all’interno di un motore di ricerca le parole “Volontariato sportivo” per vedere se c’erano delle possibilità interessanti, stavolta per me.

Un viaggio di volontariato per riscoprire il vero valore dello sport

Faccio l’allenatore di calcio da 14 anni e venivo da un anno e mezzo di tensioni, stress dove l’aspetto ludico dello sport a volte veniva estromesso per puntare ad un concetto di competizione che svuotava il senso di questa attività. A volte finiamo in un calderone di emozioni dove nessuno ha colpa; ma sta di fatto che mi sentivo così. Avevo bisogno di ritrovare la serenità nel fare questo mestiere, la leggerezza di stare con i ragazzi, insomma, avevo bisogno di ritrovarmi. Dal motore di ricerca, era uscito il nome di un’associazione che mai avevo sentito: Project Abroad. Ho iniziato a vedere il sito in lungo e in largo guardando le varie possibilità che mi offrivano. Forte dei miei due viaggi fatti in Argentina e della buona padronanza della lingua, ho guardato attentamente le possibilità che offriva il Sud America. Tra le varie possibilità, avevo notato il Perù. L’idea di partire per un paese straniero facendo l’allenatore mi fece tornare in corpo una sensazione di vita pura che da mesi non provavo più.

L’allenatore venuto da lontano

Due giovani atleti partecipano agli allenamenti seguiti dal volontario Federico

Qualche giorno prima della partenza, mi sentivo emozionato; era da mesi che aspettavo quel momento e finalmente era giunto. Non era proprio un viaggio da ridere: da Milano a Londra, da Londra a Bogotà, da Bogotà a Lima, da Lima a Cuzco. In totale ho viaggiato per 16 ore. Sono arrivato a Cuzco verso le 12:15, lì c’era ad aspettarmi Santiago, un collaboratore di Project Abroad che mi ha accompagnato dalla famiglia che mi ospitava nel paese di Calca. La mia famiglia è stata sin da subito accogliente e socievole, ci siamo subito trovati e la lingua non è mai stata un problema. Ricordo ancora con immenso piacere le serate passate con la signora Beatriz a parlare dello scorrere della vita, dei miei sogni per il futuro, a condividere preoccupazioni e speranze. Essendo periodo di Olimpiadi, a pranzo non era inusuale restare per un’oretta davanti alla televisione discutendo di sport con Ricardo (il padre) e con Oliver e Brisa (i due figli). La casa era molto carina e accogliente. Tre pomeriggi a settimana andavo a Lamay assieme ad Hugo, il coach locale, ad allenare ragazzi di 15 anni mentre per due pomeriggi andavamo nello stadio comunale di Calca a fare lo stesso con ragazzini di 7 – 8 anni.

Le mie giornate peruviane

Il campo da calcio dove si svolgono gli allenamenti del progetto di volontariato sportivo nella Valle Sacra in Perù

Stavo bene, mi sentivo tutto d’un tratto leggero e felice di essere lì. Decisi di sfruttare al meglio il tempo che avevo la mattina visitando qualche paesino. Così, una mattina decisi di andare ad Urubamba in taxi. Arrivato a destinazione, mi sono inoltrato subito nel mercato del paese. Pareva di vedere tanti piccoli globuli in viaggio dentro ad un’arteria, molto affollato ma anche pieno di colori. L’unica difficoltà che avevo era per via dell’altitudine, passare da un paesino in Italia a 300 metri sul livello del mare ad uno che stava a 3600 non era facile. L’aria era rarefatta, e ho dovuto, almeno nei primi giorni, adattare il mio passo al nuovo clima, molto spesso difatti avevo il fiatone. La seconda settimana sono stato a Pisac un paesino ricco di archeologia inca con un mercato dell’artigianato locale molto frequentato. Passeggiando per le strade mi sentivo circondato da molta tranquillità e semplicità che mi rendevano una parte di quel tutto armonico.

Una nuova fase della mia vita

È inutile dire che le due settimane sono passate molto velocemente, lasciandomi però dentro un grande cambiamento. Un cambiamento che però è destinato a svilupparsi nel futuro e che ora non è dato sapere né tantomeno sondare. Occorre quindi continuare a camminare vivendo quello che il futuro ci riserva in ogni momento, senza mai impedirsi di fare sempre nuove e feconde esperienze.

Federico Ranzanici

Questo è il racconto dell'esperienza di un volontario che ha partecipato al progetto e rappresenta un'istantanea nel tempo. La tua esperienza può essere diversa, in quanto i nostri progetti si adattano costantemente alle esigenze delle comunità locali e agli obiettivi raggiunti. Anche fattori i climatici possono avere un grosso impatto. Scopri di più su questo progetto o contattaci per maggiori informazioni.

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