Projects Abroad

Speciale Studenti Scuole Superiori - Campi Umanitari in Ghana, di Giulia Giuffrè

Il primo passo: convincere i miei genitori

I bambini scattano una foto prima di una partita di calcio organizzata dai nostri volontari

Ho sempre desiderato andare in Africa e vedere con i miei occhi i sorrisi e l’allegria dei bambini, ma anche la povertà di cui spesso sentiamo parlare in TV. Ne ho parlato con i miei genitori e nonostante le perplessità, non ne hanno escluso la possibilità. Poi un giorno, a mia madre è venuta un’illuminazione: partire insieme. Pur avendo deciso fin dall’inizio di vivere questa esperienza separatamente, questa idea ha permesso loro di stare più tranquilli. Siamo quindi arrivate ad Accra insieme, per poi rivederci tre settimane per il ritorno in Italia.

Lolita: compagna di viaggio dall’inizio alla fine

Giulia e il gruppo di ragazzi del campo di volontariato in Ghana

Il legame con gli altri volontari si è creato ancora prima di arrivare in Ghana. Infatti, prima della mia partenza, Projects Abroad mi ha messo in contatto con alcuni di loro che sarebbero stati nella mia stessa casa.

Il primo incontro è stato con Lolita. Ci siamo ritrovate ad Amsterdam, lei in arrivo da Parigi e io da Milano, ed insieme abbiamo proseguito verso Accra, la capitale del Ghana. Lei è stata la mia compagna di viaggio dall’inizio alla fine. Avere Lolita è stato molto importante perché mi ha permesso di avere qualcuno con cui condividere la mia stessa esperienza dal primo all’ultimo giorno.

L’Africa che non ti aspetti

Arrivate ad Accra ci hanno portate in un ostello dove abbiamo trascorso la prima notte. Qui ho conosciuto altri volontari alcuni dei quali ho ritrovato nei giorni successivi. Il mattino seguente mi hanno portato dalla famiglia ospitante a Akropong, un piccolo villaggio tra le colline ganesi.

Sono rimasta molto sorpresa nel vedere la casa. Mi aspettavo di trovare una casa “povera” e invece ho trovato una vera e propria villa. Al contrario di ciò a cui mi avevano preparata, la doccia era normalissima, c’era la lavatrice e addirittura la Playstation. Pensavo di essere arrivata in una reggia e la stanza me l’ha confermato. Il padrone di casa, Mr. Benson, ha mostrato a me e Lolita la nostra stanza con due letti matrimoniali (uno ciascuno eh). Ci ha poi portato in cucina, dove ci ha dato dei sacchetti di plastica contenti acqua; inizialmente non sapevo bene che farne ma poi il signor Benson ci ha spiegato che avremmo dovuto bere da quelli nelle tre settimane successive… basta bottiglie e bicchieri solo sacchetti!

Nuovi amici da tutto il mondo

Giulia in posa con i volontari e i bambini del progetto di volontariato in Ghana

Ho condiviso la casa con altri sei volontari: Elin (Galles), Charlotte (Francia), Artom (Inghilterra), Nick e Ayush (Canada) e Lolita di cui ho già parlato. I primi giorni ci sono serviti per conoscerci un po’ ma già al terzo giorno sembrava di essere amici da molto tempo. Nella casa io ero la più grande (ho 18 anni), gli altri avevano 16-17 anni ma si sono dimostrati davvero maturi. In casa ognuno aveva il suo compito e ci aiutavamo in tutto. Dopo due settimane loro sono andati via, ma sono arrivate altre 11 ragazze con cui ho trascorso l’ultima settimana.

Le mie giornate ganesi

Una classe di bambini di una scuola con cui collabora Projects Abroad in Ghana

La giornata era suddivisa in due parti. Ogni mattina imbiancavamo una scuola per circa tre ore. Questa era la parte più faticosa della giornata che però veniva alleggerita dai bambini della scuola che stavano intorno a noi sempre gioiosi. Talvolta, nel vederci lavorare volevano aiutarci e così anche loro contribuivano al miglioramento della scuola. Dopo due settimane, abbiamo concluso il lavoro in quella scuola e iniziato a lavorare in un’altra.

La seconda parte della giornata iniziava dopo pranzo, quando andavamo in un’altra scuola dove c’erano bambini dai 2 agli 8 anni circa. Trascorrevamo con loro due ore durante le quali facevamo diverse attività tra cui disegnare, cantare e giocare.

Volontariato significa dare e ricevere

Ciò che mi ha sorpreso fin dal primo momento in cui ho incontrato i bambini erano i loro sorrisi e l’energia che sprigionavano. Appena ci vedevano, ci saltavano letteralmente addosso iniziando a farci le feste. Uno dei giorni più belli trascorsi nella scuola è stata la festa di fine anno. Abbiamo fatto una camminata per strada cantando e ballando fino ad arrivare alla scuola dove i bambini, truccati e vestiti hanno fatto uno spettacolo per i genitori.

Un weekend tra storia, natura, oceano e … lezioni di danza

Il mercato locale che hanno visitato i volontari di Projects Abroad in Ghana

Giulia insieme ai bambini del centro con cui collabora Projects Abroad in Ghana

Giulia Giuffrè

Giulia Giuffrè

Il primo weekend lo abbiamo trascorso a Cape Coast. Siamo partiti sabato mattina presto e dopo ben cinque ore (per soli 200 km circa) siamo arrivati a Cape Coast. Qui abbiamo incontrato un altro gruppo di volontari di Projects Abroad con cui abbiamo trascorso la serata. Abbiamo visitato il castello di Cape Coast, un’importante testimonianza della triste storia della schiavitù, il Kakum National Park (dove c’è un lungo percorso su ponti tibetani) e abbiamo preso parte a un drumming and dancing lesson. Prima di tornare ad Akropong siamo andati in spiaggia e abbiamo fatto il bagno nell’oceano. Il weekend ci ha permesso di rilassarci dopo la prima faticosa settimana e di conoscerci meglio tra noi volontari.

Abbiamo anche visitato dei mercati. Sono tornata a casa carica di piccoli e grandi souvenir acquistati al Wood Market dove si trova di tutto, dai vestiti alle maschere in legno. La parte divertente era che in ogni bancarella si doveva contrattare il prezzo per cercare di pagare il meno possibile. Ci hanno portati anche al Bead Market, dove vendevano principalmente collane, orecchini e braccialetti.

Partire con mia mamma significa parlare del mio viaggio e sapere che qualcuno mi capisce

Prima di partire mia madre è venuta a scuola e poi nella mia casa dove ha conosciuto Mr. Benson e il giorno dopo io sono andata a trovarla a casa sua.

Partire con mia madre alla fine è stato positivo perchépur vivendo l’esperienza separatamente abbiamo potuto vedere di persona dove l’altra viveva e una volta tornata in Italia nel raccontare agli altri del viaggio sapevo che lei capiva bene ciò di cui parlavo.

Un’esperienza difficile da raccontare, ricca da vivere

È un’esperienza talmente ricca di particolari che qualsiasi racconto sarà sempre incompleto. È stato un viaggio impegnativo e faticoso ma sempre accompagnato da gioia, sorrisi e allegria. Si sono creati dei bellissimi rapporti sia con i bambini che con i volontari.

ProjectsAbroad e i miei genitori mi hanno permesso di vivere l’esperienza più bella della mia vita che consiglio a tutti.

Giulia Giuffrè

Questo è il racconto dell'esperienza di un volontario che ha partecipato al progetto e rappresenta un'istantanea nel tempo. La tua esperienza può essere diversa, in quanto i nostri progetti si adattano costantemente alle esigenze delle comunità locali e agli obiettivi raggiunti. Anche fattori i climatici possono avere un grosso impatto. Scopri di più su questo progetto o contattaci per maggiori informazioni.

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