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Projects Abroad

Speciale Studenti Scuole Superiori - Campi Umanitari in Sri Lanka, di Natalia Guerra

La mia storia è iniziata quel giorno in cui svegliandomi decisi che avrei voluto fare la stessa esperienza che qualche anno prima aveva vissuto mio fratello; cosi chiesi ai miei genitori di partire per fare volontariato, non sapevo ancora che quella decisione mi avrebbe cambiato la vita.

Tra tutti i progetti che offriva Project Abroad decisi di partecipare a quello umanitario e tra tutti i paesi lo Sri Lanka, in quanto mi aveva sempre attirato moltissimo.

Così il 26 giugno con un po' di timore, ma con anche molta frenesia, presi quell'aereo che mi avrebbe portato in quella realtà cosi diversa e cosi magnifica allo stesso momento.

Campi di volontariato umanitario: le mie prime 2 settimane in Sri Lanka

Natalia ed una bimba durante i campi di volontariato con bambini

La mattina lavoravo in una scuola di bambini tra i 3 e i 5 anni, facevamo lavoretti e giocavo sull'altalena e sullo scivolo. Il pomeriggio o insegnavo inglese a bambini più grandi oppure dipingevo una scuola.

Le attività pomeridiane sono state fantastiche. Insegnando inglese mi sono resa conto di quanto quei bambini avessero voglia di imparare nonostante le poche possibilità; ti guardavano con occhi sbarrati e luccicanti e con le loro matitine erano pronti a scrivere qualsiasi cosa uscisse dalla tua bocca. Per quanto riguarda il pitturare la scuola, posso dire che, benché le mie scarsissime doti artistiche, è stato molto divertente e alla fine i grandi colori riuscivano a dare quel tocco di allegria e "artisticità" che magari non riuscivano a trasparire dai nostri disegni.

Anche io ho voluto mettere il mio mattoncino

In queste settimane ho dato tutta me stessa perché sapevo che avevo solo quei pochi giorni per cercare di aiutare e per riuscire a mettere il mio piccolo mattoncino in quella grande casa che tutti i volontari di Project Abroad stanno cercando di costruire.

Inoltre ho legato moltissimo con tutte le volontarie, creando dei rapporti di amicizia fantastici e formando un vero e proprio team. Il mio inglese è anche molto migliorato.

Famiglia e tempo libero

Sono stata ospitata in queste settimane da famiglie locali, tutte estremamente pulite, accoglienti e gentili, ci hanno anche insegnato moltissime ricette locali.

Ho visitato posti magnifici nel weekend, lavato elefanti visto templi e assistito a danze locali.

Finite due settimane ho pianto; lasciavo i miei bambini, e si dico miei perché mi ero così tanto affezionata che li consideravo parte di me, dei piccoli fratellini. Dall’altra parte ero consapevole di aver dato loro un qualcosa in più di averli fatto ridere una volta in più di averli fatti stare bene un minuto in più. Lasciavo il mio " team", le mie amiche con cui avevo condiviso quella grandissima esperienza, lasciavo la mia famiglia srilankese che era stata cosi accogliente, insomma era come lasciare un mondo che ormai sentivo mio.

Il mio viaggio continua: rotolando verso sud

Volontarie in Sri Lanka con la famiglia locale.

Il mio viaggio tra i colori, le palme, il caldo torrido e le lunghe spiagge però non finiva ma si spostava di qualche km più a sud.

Iniziava una nuova avventura.

L’ultima mia settimana l’ho vissuta di più in tutti i sensi, era una volontaria come le prime due settimane, ma più indipendente. Ho imparato a muovermi in tutte quelle stradine srilankesi, a sgattaiolare tra i tuk tuk e vari autubus e a vivere come se fossi una vera cittadina di Wadduwa.

A Wadduwa la mia "giornata tipo" si svolgeva in modo differente: la mattina, senza nessun appoggio dovevo arrivare a lavoro da sola, passavo tutta la mattinata con quei bambini bellissimi a cui ho insegnato canzoni, aereoplanini di carta, scrivere le lettere dell’alfabeto e persino come acchiappare una palla al volo o andare sull'altalena più veloce. Il pomeriggio invece era libero ed insieme alla mia coinquilina ho fatto moltissimi giri tra le cittadine vicine; siamo anche riuscite a vedere i coccodrilli durante un giro in barca!!

La nuova famiglia era anch’ essa molto ospitale e mi hanno fatto sentire come a casa mia.

Il ritorno in Italia

Ho vissuto le più belle tre settimane della mia vita. Finalmente mi sentivo utile per qualcuno e la sera andando a letto, stremata e sudata, avevo un grandissimo sorriso perché sapevo che quella mattina ero riuscita a insegnare l’alfabeto a Ayoda o addirittura a far dire "arancione" a monkey boy, un bambino di 4 anni soprannominato così per la sua agilità.

Il 17 luglio era arrivato, il giorno della mia partenza. Ero consapevole di tornare in Italia con occhi diversi. Sapevo che quel capitolo non si sarebbe concluso lì ma anzi erano solo le prime pagine di un grandissimo libro che volevo continuare a leggere per tutta la mia vita.

Natalia Guerra

Questo è il racconto dell'esperienza di un volontario che ha partecipato al progetto e rappresenta un'istantanea nel tempo. La tua esperienza può essere diversa, in quanto i nostri progetti si adattano costantemente alle esigenze delle comunità locali e agli obiettivi raggiunti. Anche fattori i climatici possono avere un grosso impatto. Scopri di più su questo progetto o contattaci per maggiori informazioni.

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