Projects Abroad

Speciale Studenti Scuole Superiori - Campi Umanitari in Ghana, di Sara Quaini

Sara Quaini

Come poter descrivere in poche righe quello che fino ad ora è stato il viaggio più diverso, originale, importante, affascinante ed eccezionale della mia vita? Queste parole esprimono le emozioni che mi hanno accompagnata in queste due brevi ma intense settimane di luglio. Sono partita da sola, non conoscevo nessuno e in più ero consapevole che molto probabilmente non avrei trovato altri ragazzi della mia nazionalità. Il viaggio di andata, durato più di mezza giornata, mi ha dato modo di spaziare con miei pensieri, di immaginarmi come sarebbe stato "là", in quel paese africano che è il Ghana, così lontano non solo a livello chilometrico, ma anche dal punto di vista culturale e della mentalità.
Il primo impatto, appena scesa dall'aereo, è stato il clima del nuovo continente, a me sconosciuto. Non tanto il caldo, ma l'umidità che in pochi attimi si è attaccata al mio corpo e ai miei vestiti, immergendomi nella nuova realtà, facendomi diventare parte di essa.

Una calda ospitalità

In seguito, giunta all'entrata dell'aeroporto, ho provato una prima forte sensazione che mi ha accompagnato durante l'intero viaggio, ovvero il senso di ospitalità: ad accogliermi c'erano altri volontari, staff locale e gente del luogo, tutti pronti a chiedermi come stavo, con quel sorriso che ancora oggi mi si proietta nitido nella mente e che mi ha dato la certezza che non ero sola, anzi ero una di loro.
Dopo la prima notte passata in un albergo nella capitale Accra, sono stata portata ad Akropong, luogo in cui avrei svolto la mia missione insieme ad altri volontari. Di questi, 12 erano nel mio gruppo e avrebbero soggiornato nella mia stessa casa.
Per due settimane questi 12 volontari provenienti da Svizzera, Inghilterra, Scozia, Francia, Danimarca e Canada sono stati la mia "big family", come eravamo soliti chiamarci. Oltre a loro non va dimenticato Nat, ragazzo ghanese e nostro tutor, che ci accompagnava in ogni dove e sempre con grande disponibilità.
Il lunedì è cominciata la routine che consisteva nell'andare la mattina in una scuola/asilo dove noi volontari ci preoccupavamo di far giocare i bambini o di aiutare le maestre durante le lezioni, e al pomeriggio in un altro complesso scolastico dove ridipingevamo le pareti.

Le attività del progetto

Sara Quaini

Chiamarla routine non è però esatto in quanto ogni giorno accadeva qualcosa di nuovo e di speciale che ti faceva sentire allo stesso tempo fondamentale per i bambini e da loro incoraggiato.
Appena arrivata alla scuola ho notato la gioia dipinta sui volti dei bambini: vedere degli "obruni", cioè dei bianchi, per loro è qualcosa di meraviglioso. Ci hanno accolto vivacemente, volevano toccarci, non provavano paura anche se non ci conoscevano. Si affidavano completamente a noi, chiedendoci di dar loro le mani, di prenderli in braccio e di stare con loro. Impazzivano di felicità per un solo sguardo, spalancavano i loro occhietti neri e sorridevano, trasmettendoci la loro contentezza. Naturalmente anche la stanchezza qualche volta ha avuto il sopravvento, ma capire l’importanza che la proprie presenza aveva per quei bambini permetteva di dimenticare la fatica e di pensare alla soddisfazione e al guadagno che ognuno di noi traeva per se stesso grazie a loro.
Anche le attività pomeridiane di pittura mi hanno dato molto, per esempio mi hanno insegnato a lavorare in squadra. Inoltre mi hanno fatto capire quanto il nostro lavoro fosse significativo per i ragazzi locali. Il nostro aiuto li faceva sentire importanti. Il fatto che una scuola sia bella, con i muri dipinti a nuovo, dà lo slancio ad apprezzare di più lo studio e la voglia di apprendere per poter un giorno donare a qualcun altro tale bellezza.

Un popolo con il ritmo nel sangue

Oltre alla missione, ho avuto tempo di conoscere aspetti dei costumi africani come le danze e il cibo: solo quando vedi con i tuoi occhi puoi affermare che gli africani hanno davvero il ritmo nel sangue. Non avevo mai visto ragazzi ballare così bene e così a lungo senza, in apparenza, stancarsi. Fin da piccoli essi apprendono le nozioni con la musica che li accompagna anche nel tempo libero. Per loro la musica non è un hobby, ma un qualcosa che li caratterizza e che gli appartiene, una parte immancabile del loro essere.
Un altro particolare che mi ha colpito è il fatto che non conoscano l'ateismo. È impensabile che un individuo non creda in niente o nessuno e proprio grazie a questa consapevolezza di non essere soli riescono a vivere la vita anche in modo più entusiasta, nonostante tutte le difficoltà che possono avere.
Per concludere, consiglio vivamente a tutti un'esperienza simile che possa lasciare dentro qualcosa di nuovo e di meraviglioso come è successo a me.

Sara Quaini

Questo è il racconto dell'esperienza di un volontario che ha partecipato al progetto e rappresenta un'istantanea nel tempo. La tua esperienza può essere diversa, in quanto i nostri progetti si adattano costantemente alle esigenze delle comunità locali e agli obiettivi raggiunti. Anche fattori i climatici possono avere un grosso impatto. Scopri di più su questo progetto o contattaci per maggiori informazioni.

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