Projects Abroad

Medicina e salute in Ghana, di Irene Santoni

Irene Santoni

Sarebbe troppo banale dire che il mese che ho trascorso in Ghana è stato importante, intenso, formativo, molto più di quanto credessi: certo ho migliorato il mio inglese, ho conosciuto persone splendide provenienti da tutto il mondo e ho avuto la possibilità di interagire con i pazienti dell’ospedale come l’università italiana non mi ha mai permesso di fare.

Ma il bagaglio più meraviglioso che ho riportato dall'Africa è una nuova me stessa, che non conoscevo. Mi sono scoperta forte, indipendente, libera…Per me l’avventura africana non è stata solo una vacanza; è stato riuscire ad allontanarmi da casa da sola, per un lungo periodo e verso un mondo totalmente nuovo, con il desiderio fortissimo di staccare la spina da tutta la mia vita.

Quando sono arrivata ero sicuramente la più spaventata tra i volontari: nonostante fossi una delle più anziane nei progetti di Cape Coast, mi sentivo in difficoltà nella comunicazione, nell’affrontare la quotidianità, nell’integrarmi nel gruppo. Poi è bastato buttarsi a capofitto nell’avventura che, nonostante tutte le paure, avevo tanto desiderato, e i giorni sono fuggiti via senza che neanche me ne accorgessi.

Con la compagnia di Morena (conosciuta su internet grazie alla vostra gentilezza e ora diventata una carissima amica), ho lavorato tra ospedali e villaggi in una povertà che alla partenza, per quanto uno si sforzi, non si può neanche immaginare; ho viaggiato per paesaggi naturali di una bellezza mozzafiato, incontaminati e completamente sconosciuti a noi "obruni" (come i ghanesi chiamano noi bianchi); ho sorriso del cibo piccante e della scomodità della doccia “al secchio”; ho abbracciato forte i bambini più belli e sorridenti con cui abbia mai avuto a che fare in tanti anni di lavoro a contatto con l’infanzia...insomma, proprio come volevo, ho vissuto un’altra vita per un mese.

Irene Santoni

La cosa più incredibile che l’Africa mi ha regalato è il sorriso con cui, tra galli che cantano all’alba e caprette che ti passeggiano a fianco, ti svegli la mattina: non sentendoti pulito, avendo fame di latte e biscotti e rimpiangendo il comodo materasso di casa. Eppure si riesce a sorridere. Si sorride perché ci si sente utili, perché anche il poco diventa importante, perché si sa che le giornate laggiù non si possono programmare, perché non si deve cominciare a correre all’alba sapendo di essere già in ritardo, perché la gente riesce ad affrontare tutto con semplicità. E, dopo i primi momenti di spaesamento e incomprensione, si riesce a sentirsi incomprensibilmente felici, anche senza tutte le comodità che la nostra società ci ha regalato, togliendoci, poco a poco, tanto altro.

E’ stato profondissimo tenere la mano a un bimbo che piangeva per la sua straziante condizione di malnutrito, medicare una ferita terrificante di lebbra, vaccinare bambini con i segni della povertà stampati sul volto. I primi giorni ho chiamato mamma e fidanzato con il nodo alla gola perché volevo scappare, gli ultimi – che per me sono stati i più intensi- perché non volevo tornare. Ho lasciato gran parte dei miei vestiti a chi ne aveva più bisogno di me e ho cercato di chiudere in valigia il ricordo dei sorrisi e della curiosità della gente per strada, del calore dei neonati tra le mie braccia, della timida gentilezza della mia famiglia ospitante.

Irene Santoni

Ho imparato che ci si abitua con facilità anche al disagio, se il cuore e l’anima sono nutriti di qualcosa di buono! E io mi sono saziata con i tanti “Gye Nyame” (il corrispettivo del nostro “Dio ti benedica”) che tutti mi dicevano per la più piccola azione utile che compivo, con la felicità dei bimbi alla vista di un pallone o di un barattolo di bolle di sapone, con le attenzioni timide e affettuose della mia famiglia ospitante.

Perciò grazie con tutto il cuore: delle paure che avete fugato con gentilezza e disponibilità, dei racconti agli incontri informativi che mi hanno dato il coraggio di partire, di aver soddisfatto tutte le mie richieste. Penso che nel progetto medico ci siano tanti potenziali margini di miglioramento; ma adesso, che ogni volta che mi faccio lo shampoo ringrazio Dio di aver l’acqua corrente e calda senza problemi, sono certa che i soldi per la missione, che mi sono guadagnata con tanta fatica, siano stati fra i migliori che abbia mai speso! Eh sì, perché oltre che miglioramenti nell’inglese, nella pratica e nella casistica medica e nello spirito del viaggiatore, ho migliorato soprattutto me stessa, imparando che spesso basta un sorriso per comunicare, un secchio di acqua gelida per sentirsi a posto e un cielo stellato e silenzioso, tra il buio della notte e le onde agitate dell’oceano, per essere felici .

Irene Santoni

Questo è il racconto dell'esperienza di un volontario che ha partecipato al progetto e rappresenta un'istantanea nel tempo. La tua esperienza può essere diversa, in quanto i nostri progetti si adattano costantemente alle esigenze delle comunità locali e agli obiettivi raggiunti. Anche fattori i climatici possono avere un grosso impatto. Scopri di più su questo progetto o contattaci per maggiori informazioni.

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