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Projects Abroad

GIUSTIZIA MINORILE IN SUDAFRICA: UN'ESPERIENZA DIRETTA

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Ilaria, laureata in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Genova, ha partecipato ad uno stage sui Diritti Umani in Sudafrica con Projects Abroad. Al termine della sua esperienza, ha scritto un interessante articolo sul sistema giudiziario Sudafricano. Lo condividiamo 

 
human-rights-office Projects Abroad è un'organizzazione che si occupa di volontariato internazionale. Opera in diversi Paesi del mondo e tra essi il Sudafrica. Nei mesi di maggio-giugno 2014 ho deciso di partecipare ad uno stage sui Diritti Umani a Città del Capo organizzato dall'associazione.

Cosa mi ha spinto a partire per il Sudafrica

Sono laureata in Giurisprudenza e sono volontaria in carcere da cinque anni. Dopo la Laurea mi trovavo in una “secca”: interessi che non riuscivano a trovare una realizzazione, motivazioni che perdevano mordente e la voglia di mettermi alla prova con qualcosa di nuovo e impegnativo, importante.

Tramite delle ricerche su Internet, ho trovato il sito di Projects Abroad. Mi interessava un progetto che fosse inerente ai miei studi e mi desse la possibilità di entrare in contatto con persone che si trovavano in difficoltà per dare un aiuto concreto. Lo stage sui Diritti Umani era quello che più mi attraeva e la scelta di Città del Capo è stata motivata dalla volontà di conoscere più da vicino la realtà sudafricana e dal fatto che parlo inglese, una delle lingue del Paese.

Le attività del progetto

Il lavoro che svolgevo come stagista consisteva nell'assistenza legale gratuita e nell'attività di sensibilizzazione sui Diritti Umani. Una parte importante del lavoro era quello che viene definito “Social Justice”. Operando in questo settore, ho avuto la possibilità di entrare in contatto con minori in carcere. In particolare, le carceri visitate erano due: Vredelus, istituto penale minorile femminile e Bonnytoun, istituto minorile maschile.

La legislazione sudafricana: le novità nell'approccio

La legislazione sudafricana in materia di giustizia minorile è il risultato di un'attività complessa iniziata con il “Juvenile Justice Project Committee” nel 1996 e conclusasi con il “Child Justice Act” 75 del 2008. Un dato molto interessante che riguarda questa legge e che permette di capire la volontà di cambiamento che ha attraversato il Sudafrica dopo la fine dell'apartheid è il fatto che la Commissione che si è occupata di riformare il sistema minorile ha, tra le altre cose, stabilito di ascoltare la testimonianza diretta dei minori detenuti e tenerne conto al momento della stesura della legge stessa. Un altro elemento innovativo è stato l'inclusione della società civile nella fase di progettazione. La maggioranza dei membri del Comitato proveniva infatti da ONG che si occupavano di minori e di lotta all'apartheid e fu fatto un lavoro di sensibilizzazione sul tema dei diritti dei minori in tutte le nove province del Sudafrica. Il risultato è stato una nuova procedura penale che considera con attenzione la particolare condizione in cui si viene a trovare il minore che commette reati, promuove il ricorso a pene alternative e il meccanismo della giustizia riparativa.
I capisaldi del sistema sudafricano sono i seguenti:

  • L'interesse del minore è il punto cardine di ogni decisione relativa al minore stesso
  • La detenzione deve essere l' extrema ratio
  • Oltre alla previsione di una procedura penale ad hoc per i minori, in caso di detenzione, questa è realizzata in istituti o sezioni diverse da quelle previste per il adulti

Giustizia riparativa

volontari-legge-sudafrica La Legge punta l'attenzione sul concetto di reinserimento sociale e, per questo, dà grande importanza alla giustizia riparativa e al coinvolgimento della famiglia e di organizzazioni che si occupano di minori.

La giustizia riparativa rappresenta un approccio che mira a coinvolgere le parti coinvolte: il minore che ha commesso il reato, la vittima, le famiglie e membri della società. L'idea di fondo è quella di promuovere una giustizia riparativa piuttosto che retributiva; a tale scopo, si mira ad una presa di coscienza di sé, attraverso l'identificazione dei bisogni e dei danni alle parti, grazie al supporto di mediatori.

In realtà questo approccio non era sconosciuto al Sudafrica. Una delle parole chiave della società sudafricana è “ubuntu”, termine che esprime l'idea di fratellanza e umanità, condivisione, il principio di un legame tra gli esseri umani. In campo giuridico e soprattutto nei confronti dei più giovani, tradizionalmente “ubuntu” si traduceva nella decisione di non separare i ragazzi dalle famiglie e dal loro sistema di vita, di scegliere meccanismi di riparazione dell'offesa quali il chiedere scusa, la restituzione e il tentativo di risanare il rapporto tra autore e vittima del reato.

L'importanza dei volontari nel reinserimento sociale

Nell'ottica di questo reinserimento sociale, Projects Abroad prevede che i volontari possano recarsi ogni settimana all'interno dei due istituti penali minorili. Le attività svolte sono le più varie. Di solito, si parte con giochi per “rompere il ghiaccio”, così da rendere partecipi i ragazzi, farli sentire a proprio agio e catturare la loro attenzione. Si arriva poi a trattare temi che li toccano da vicino: la sfera delle emozioni e la loro gestione, l'educazione, il lavoro. L'obeittivo è quello che di positivo e propositivo c'è nei ragazzi e creare uno scambio tra il mondo “dentro” e quello “fuori” e ricordare loro che sono parte di una comunità più grande di quella del carcere.

Ilaria Scaglione, stagista nel progetto per la tutela dei Diritti Umani in Sudafrica

Per maggiori informazioni, puoi visitare la pagina dedicata ai progetti per la tutela dei Diritti Umani

Per eventuali domande, contattaci al +39 19139962 oppure scrivici! 

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